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IL DIRITTO / IL ROVESCIO L’inesauribile corrente delle parole

Roberta Ioli

Partecipa alla serata: Infiniti 

Roberta Ioli. Originaria di Cesena, si laurea in Lettere Classiche e in Filosofia presso l’Università di Bologna, per poi completare la formazione (tra Cambridge e Roma) con un dottorato in filosofia. Da tempo insegna materie letterarie ed è traduttrice dall’inglese per la Casa Editrice Dedalo. I suoi interessi si sono concentrati soprattutto sulla filosofia presocratica, su scetticismo antico e sofistica: in particolare a Gorgia ha dedicato due studi, un’edizione del trattato Su ciò che non è (Olms, 2010), e una raccolta di tutte le testimonianze e i frammenti gorgiani per i Classici della Carocci (2013). Si è occupata di teatro antico e poesia, traducendo alcuni idilli di Teocrito (L’Incantatrice e altri idilli, Ladolfi, 2012) e pubblicando per le Edizioni della Stoà (Socìetas Raffaello Sanzio) un contributo dal titolo Vocem devorat dolor. Ecuba e la voce del lamento. Lavora attualmente a un progetto su emozioni tragiche e felicità dell’inganno. Scrive da sempre, ma solo nel 2014 ha pubblicato la prima raccolta poetica, L’atteso altrove, Italic/Pequod. Alcuni inediti compaiono nella Enciclopedia di poesia contemporanea vol. 5, Fondazione Mario Luzi.

Nel 2016 pubblica per Italic una seconda raccolta poetica dal titolo: Radice d’ombra. Ed infine nel 2018 viene pubblicata la sua ultima opera dal titolo Il felice inganno. Poesia, finzione e verità nel mondo antico. edita da Mimesis.

Attraverso l’analisi di alcune figure affascinanti del mondo greco, in un percorso che va da Omero a Esiodo, da Pindaro a Gorgia, Roberta Ioli ci guida verso un’interpretazione della poesia antica non come perfetta parola sapienziale, ma come scarto e deviazione benefica rispetto a una realtà mai pienamente accessibile, eppure illuminata dal dono del canto. Alla dicotomia tra un’estetica della verità e una della finzione, l’età arcaica risponde con un’esperienza per noi sorprendente in cui i due ambiti spesso coincidono, non perché verità sia menzogna, ma perché la finzione garantita dall’arte può diventare una via di accesso al vero. Il dono della poesia antica è, paradossalmente, proprio il suo inganno: essa mostra occultando, e rimanda a un possibile di cui si colgono gli indizi nel kosmos dell’opera, un possibile mai interamente compiuto, se non nella felice finzione dell’arte. (Postfazione di Simonetta Nannini)

 

Bibliografia:

L’ atteso altrove. Italic 2014
Radice d’ombra. Italic 2016
Il felice inganno. Poesia, finzione e verità nel mondo antico. Mimesis 2018

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