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IL DIRITTO / IL ROVESCIO L’inesauribile corrente delle parole

Olivier Guez

Partecipa alla serataBerlino-New York-Roma andata e ritorno
Inedito

Nato a Strasburgo nel 1974, collabora con i quotidiani Le Monde e New York Times e con il settimanale Le Point

Dopo gli studi all’Istituto di studi politici di Strasburgo, alla London School of Economics and Political Science e al Collegio d’Europa di Bruges, è stato corrispondente indipendente presso molti media internazionali realizzando reportage in America Latina, Europa e Medio Oriente.

Autore di saggi storico-politici, ha esordito nella narrativa nel 2014 con il romanzo Les Révolutions de Jacques Koskase nel 2016 ha vinto il Deutscher Filmpreis per la migliore sceneggiatura assieme al regista Lars Kraume.

Con il suo romanzo La scomparsa di Josef Mengele ( Neri Pozza 2018) è finalista al Premio Strega Europeo 2018.

Romanzo vincitore del prestigioso Prix Renaudot, La scomparsa di Josef Mengele si immerge fino in fondo nel cuore di tenebra del secolo trascorso, tra vecchi nazisti, agenti del Mossad, dittatori da operetta e attori di un mondo corrotto dal fanatismo.

«Olivier Guez si immerge nella realtà storica, la cristallizza nella vita individuale, nella carne e nel sangue di un uomo di cui niente può giustificare l’esistenza.» – Le Monde

«Sono pagine secche come uno sparo, senza una parola in più del necessario, per narrare l’orrendo esilio di uno sterminatore.» – Andrea Kerbaker, Tuttolibri – La Stampa

«Olivier Guez ci dà con il suo La scomparsa di Josef Mengele il tassello che mancava alla sterminata letteratura su questo infame individuo.» – Corrado Augias, il venerdì di Repubblica

«Un’arida ed efficace tessitura letteraria che comincia subito dopo la pagina più buia della storia e pone il lettore di fronte a verità inquietanti.» – Francesca Frediani, D la Repubblica

«Olivier Guez ci restituisce, con stile asciutto e senza bisogno di aggettivi, il contrappasso di un uomo braccato e vittima delle sue nevrosi.» – Gigi Riva, L’Espresso.

“Ogni due o tre generazioni, quando la memoria si affievolisce e gli ultimi testimoni dei massacri precedenti scompaiono, la ragione si eclissa e alcuni uomini tornano a propagare il male.”

Buenos Aires, giugno 1949. Nella gigantesca sala della dogana argentina una discreta fetta di Europa in esilio attende di passare il controllo. Sono emigranti, trasandati o vestiti con eleganza, appena sbarcati dai bastimenti dopo una traversata di tre settimane. Tra loro, un uomo che tiene ben strette due valigie e squadra con cura la lunga fila di espatriati. Al doganiere l’uomo mostra un documento di viaggio della Croce Rossa internazionale: Helmut Gregor, altezza 1,74, occhi castano verdi, nato il 6 agosto 1911 a Termeno, o Tramin in tedesco, comune altoatesino, cittadino di nazionalità italiana, cattolico, professione meccanico. Il doganiere ispeziona i bagagli, poi si acciglia di fronte al contenuto della valigia piú piccola: siringhe, quaderni di appunti e di schizzi anatomici, campioni di sangue,  vetrini di cellule. Strano, per un meccanico. Chiama il medico di porto, che accorre  prontamente. Il meccanico dice di essere un biologo dilettante e il medico, che ha voglia di andare a pranzo, fa cenno al doganiere che può lasciarlo passare. Cosí l’uomo raggiunge il suo santuario argentino, dove lo attendono anni  lontanissimi dalla sua vita passata.

L’uomo era, infatti, un ingegnere della razza. In una città proibita dall’acre odore di carni e capelli bruciati, circolava un tempo agghindato come un dandy: stivali,  guanti, uniforme impeccabili, berretto leggermente inclinato. Con un cenno del  frustino sanciva la sorte delle sue vittime, a sinistra la morte immediata, le camere a gas, a destra la morte lenta, i lavori forzati o il suo laboratorio, dove disponeva di uno zoo di bambini cavie per indagare i segreti della gemellarità, produrre superuomini e difendere la razza ariana. Scrupoloso alchimista dell’uomo nuovo, si aspettava, dopo la guerra, di avere una formidabile carriera e la riconoscenza del Reich vittorioso, poiché era… l’angelo della morte, il dottor Josef Mengele.

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