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Manicomio  Testo in lingua originale 
.Stefan Merrill Block
Vent'anni dopo la morte di mio nonno, mia nonna bruciò le sue lettere. Un pomeriggio, mia madre tornò a casa dalle sue commissioni e trovò sua madre, Millicent, seduta davanti al focolare e intenta a osservare le parole del marito che diventavano finalmente cenere come lui. La sua espressione era placida. Qualunque fossero le sue ragioni, Millicent era sicura che fossero giuste ed era calma nella sua risoluzione.

Mio nonno, mi dicono, era molte cose – uno studioso, un donnaiolo, un ingegnere chimico, un ubriacone, un anoressico, un dirigente di cartiera, un guardiamarina, un padre di quattro figlie, un folle che trascorse molto tempo in ospedale psichiatrico – ma lui e le sue parole scomparvero molto prima che arrivassi io, sicché non posso conoscerlo in tutte le sue complicazioni e contraddizioni. Gli unici luoghi che lo salvano dal silenzio sono ormai le versioni di lui dei miei parenti, che forse sono in realtà soltanto versioni di noi stessi, luoghi in cui lui trova un senso che non riusciva mai ad avere in vita. Nella nostra immaginazione possiamo riavvolgere i decenni, risucchiare il fumo dal comignolo, sbiancare e lisciare la carta, condensare e asciugare l'inchiostro, ma la parole che riaderiscono saranno soltanto le nostre:

Ospedale McLean, novembre 1964

Leggo libri, Millie, cos'altro c'è da fare? La biblioteca qui è un po' prevedibile, ma con alcuni titoli che sono forse scelte coraggiose per un ospedale psichiatrico. Un uomo dovrebbe sempre poter rimpiangere di non avere più tempo per leggere. Io ho perso il lusso di una simile frustrazione. Aspetto continuamente di sentirmi più assogettato a qualcosa di quanto mi senta assogettato ai libri, ma non è ancora accaduto. Quando arriva il momento dell'appuntamento con il dottore, cerco di andarmi a nascondere in un angolo con un libro. A volte ci riesco. Gli spazi dietro le porte tenute aperte sono quelli che funzionano meglio.

So cosa dirai. Posso udire la tua voce qui con me, a volte letteralmente. Il tuo sospiro. La tua pazienza ha cominciato a dare segni di stanchezza. Mi chiedi come penso di migliorare se rifiuto le cure. So quanto dev'essere esasperante per te, ma devo chiedertelo di nuovo: cura per cosa, di preciso? Migliorare come, di preciso? Tu ti giri dall'altra parte nell'udire le mie logore domande retoriche, e arrivi addirittura a pronunciare il mio nome per provare a zittirmi.

Il mondo ha i suoi concetti di sanità mentale: la città di Boston, elegante, sonnacchiosa e armata di pipa, si estende dalla base di questa collina manicomiale. E io ho cominciato a pensare che forse non appartengo a quelle noiose pianure.

Qui i dottori sono una folla variegata, in cui sono rappresentate tutte le diverse scuole dalla psicologia moderna: gli stupidi, gli imbrattacarte, i piazzisti e i ciarlatani. Tutti insistono con le loro teorie sottosviluppate e negligentemente rubate. Come possono capire me quando non sono in grado di capirsi loro stessi?

Gli unici luoghi che conservano un loro senso sono astratti. A volte i libri sono sensati. A volte lo sono anche l'arte e la musica e il cinema. Occasionalmente, in un romanzo, in una commedia o in un libro di pittura, riesco a dimenticare la mia posizione e l'insensatezza di ciò che la vita è diventata. Ma poi l'infermiere arriva con il mio tranquillante, oppure voci non mie si levano in una stanza vuota, e mi risveglio all'impenetrabile caos delle cose. E' un'idea folle (ovvio che lo sia, dove credo di essere?), ma a volte penso che se avessimo potuto vivere in questi altri luoghi, formati da menti umane, avremmo potuto narrare noi stessi come volevamo, protetti da quella follia che è il silenzio che erode di continuo i luoghi che gli esseri umani costruiscono per parlarsi dei propri bisogni.

Se ad esempio ci fossimo innamorati in Rembrandt

Saremmo potuti restare sempre come la sera che ti vidi per la prima volta, al ballo dell'USO. La sala era scura di uniformi. Soldati, infermiere, ufficiali, tutti tetri e terrorizzati e vogliosi di guerra. Tu eri un'inusitata lanterna. Guardandoti dalla mia postazione accanto alla porta, il locale era un chiaroscuro attorno a te, luce intensa o buio indecifrabile a seconda di dove ti lanciavi. Era una visione serena e beata, e se non fosse cambiata avrebbe avuto una sua permanenza, un capolavoro che i musei si sarebbero disputati. Ma tu ti muovesti, i ballerini ruotarono, un uomo sorseggiò una birra, il batterista lanciò un nuovo brano, le cose persero la loro disposizione e non riusciranno più a trovare la via del ritorno.

Se ci fossimo innamorati in Glen Miller

La guerra era davanti a noi, le nostre infanzie appena dietro, ogni cosa era flusso e cambiamento, ogni cosa era immediatezza. Ma Glenn Miller, quando ballammo per la prima volta insieme, protrasse il tempo con i suoi flauti e i suoi fiati. Per sempre, sembrava, mi sarei dimenato attorno a te, ti avrei accompagnata, avrei cercato di divorarti con un'occhiata e al tempo stesso, per amor di decenza, di non divorarti con un'occhiata. Per sempre le nostre ginocchia avrebbero cozzato occasionalmente fra loro mentre io cercavo di trasformare la mia spalla in un organo più sensibile per avvertire e memorizzare la tua mano che vi posava. Glenn Miller liberò la melodia di uno scopo elevato da una pastoia interna, allontanando il tempo fino alla periferia, alla folla di soldati maldestri che non riuscivano a trovare il coraggio di avvicinarti. In un luogo di tempo illimitato, forse tu avresti potuto chiarirmi in modi che il tuo viso sembrava promettere. Ma la scadente banda dell'USO fece una pausa, tu guardasti un orologio, io capii che non avevamo molto tempo per parlare. Non ne abbiamo mai avuto molto. Com'è che ora, nei corridoi stridenti e imbiancati di questo ospedale, c'è sempre tanto tempo?

Se ci fossimo innamorati in Walt Whitman

Mi sentivo assurdo, e tu probabilmente mi trovavi assurdo. Era una cosa enorme e continuava a gonfiarsi, tendendo la propria pelle a ogni istante che passava. Non vi era spazio per afferrarla. E così mi aggrappai ai luoghi comuni. Cos'altro può fare un giovane innamorato? Ti lessi una poesia mentre cercavo di impedire che la vista del tuo corpo sul mio letto mi facesse venire le lacrime agli occhi. Fortunatamente avevo scelto una bella poesia. Un nembo divino ti esala da capo a piedi, dice Whitman. Ogni singola parte di te era sacra, oggetto di venerazione, adatta a essere conservata in un museo o alla genuflessione in un tempio, ma chissà come ero riuscito ad averti fra le mie mani maldestre. La Storia, temevo, non mi avrebbe mai perdonato se ti avessi danneggiata. Se fossimo potuti restare così, dentro Walt Whitman, avremmo catalogato le nostre reciproche parti ogni giorno come gioielli preziosi riposti ogni sera nella loro custodia. I nostri corpi, elettrici, non sarebbero mai diventati semplicemente i nostri corpi: maldestri, assonnati, ubriachi, impotenti. Forse non esiste tristezza più grande dell'avvicinarsi troppo a ciò che si adora.

In Eschilo

Avremmo conosciuto fin da subito il nostro triste destino. Le nostre intenzioni ci sarebbero forse sembrate futili, ma le nostre azioni avrebbero avuto la grazia della necessità. Avremmo potuto ergerci nobilmente al cospetto della nostra fine. Io avrei creduto, nelle nostre prime settimane, nelle tre Parche che tessevano, misuravano, ci ritagliavano uno verso l'altra. Quando fummo liberati dalle cordicelle da marionetta dei nostri scopi? Un giorno ci ritrovammo come due corpi flosci, scompostamente seduti a distanza su un divano. E adesso tu prepari la colazione alle ragazze, le aiuti a fare i compiti, le separi quando litigano, guardi un po' di Ed Sullivan. Io percorro i corridoi di questo luogo, a volte per rispettare gli impegni dei miei medici, spesso per nessun motivo. I momenti passano, uno dopo l'altro, e nulla comprime il tempo o costringe il suo teatro a una soluzione. Il tempo passa. Le cose accadono.

In Vincent Van Gogh

Ci saremmo riconosciuti come piccole cose, due pennellate contorte, ricurve nell'alito di qualcosa di sacro, folle, bellissimo. Tutti i nostri umani problemi – la guerra, la mia mania, l'idea di altri amanti, il denaro – sarebbe stato incluso in una bellezza senza storia. Un pomeriggio, ai Boston Commons, ti chinasti a raccogliere un paio di occhiali da sole lasciati cadere da qualcuno, e chi può dire cosa fosse? Per un attimo, guardandoti, la specificità delle cose si diffuse come peluria nei capricci di un alito cosmico.

In Humphrey Bogart

La Storia si rifiutò di arrendersi, una corrente che ci trascinava via mentre cercavamo di affondare i piedi nella sabbia. Se fossi stato Bogart, mi sarei sollevato il colletto, avrei chinato la testa in un cappello di feltro, mi sarei acceso una sigaretta e mi sarei diretto, obbediente e a passo di marcia, negli imperativi del tempo e della guerra. Ci saremmo baciati nella nebbia, un finale malinconico e dolceamaro, e avremmo sperato che un amore come il nostro potesse fiorire in un mondo migliore, invece di imparare che anche un mondo migliore fa appassire i suoi germogli. Ora sarei in un saloon chissà dove, un luogo tutto dramma dalle luci basse, intento a tormentarmi le labbra con il tuo ricordo. Oggi il cielo è coperto. Nella mia stanza non vi sono ombre. Mi hai appena inviato una lettera, pregandomi di impegnarmi di più con i miei dottori.

In Filippo Tommaso Marinetti

La guerra sarebbe stato uno spettacolo tutto dramma e azione, il nostro amore sarebbe stato un frammento nel tumulto rifratto del cambiamento. Non avrei solcato i grigi oceani, ansioso di ingaggiare una battaglia che non sarebbe mai giunta, diventando mortalmente magro e ascendendo alla follia. Il dramma della guerra ci avrebbe sospinto nell'eterna novità. Perfino le nostre parole sarebbero state dinamiche, pronunciate ogni volta in forme nuove. E lo scoprire che dopo l'inizio della guerra fra noi non era più lo stesso sarebbe stato bello.

In Dwight Eisenhower

Avremmo saputo che i nostri amici morti in guerra erano morti in modo nobile e necessario. Avremmo saputo che il male apparteneva agli altri e il bene a noi. Non avremmo nutrito sospetti per i nostri stessi impulsi, o contemplato i loro rapporti con le conflagrazioni. Io sarei nobilmente rimasto sul ponte della mia nave, non mi sarei mai arreso al terrore. Tu mi avresti creduto quando ti avessi detto che la causa della perdita di peso che mi liberò dai miei doveri e ci concesse la nostra riunione anticipata e quasi vergognosa era un problema di stomaco. Avresti dimenticato la mia menzogna, mentre la nostra casa e le nostre cose e le nostre figlie, che dieci anni prima non esistevano, avrebbero mantenuto le promesse implicite nella loro novità. L'America, dopo duecento anni di tentativi, si sarebbe finalmente liberata della Storia, e noi non avremmo avuto alcuna Storia nostra al di fuori di noi stessi.

In Marc Chagall

Non saremmo stati legati alle frustranti leggi fisiche della realtà. Lo spazio si sarebbe avvolto attorno alle nostre esigenze, e non il contrario. La piccolezza della nostra prima casa, che affievoliva e quasi spegneva il fuoco che un tempo noi due insieme producevamo sempre, si sarebbe potuta aprire e alterare in qualsiasi forma avessimo desiderato. Avrei potuto avere il mio spazio privato sul tetto, avremmo potuto fare l'amore in diagonale, a due metri e mezzo da terra. Sottosopra, danzando con le mucche, nata dal mito, blu e viola e verde, la magia avrebbe fatto ingresso nella nostra grammatica.

In Albert Camus

Avremmo saputo che tutte le nostre storie erano sciocche illusioni. Le costruzioni sintattiche sarebbero state molto più semplici. Invece di provare a diventare ciò che avevamo imparato a credere che avremmo dovuto essere, avremmo potuto essere presenti per il momento presente al modo dei neonati e degli animali. Quando ti avessi baciato lo stomaco non avrei pensato alle implicazioni, o contato i giorni dall'ultima volta che avevamo fatto l'amore, o temuto di non farcela di nuovo, reso maldestro dalla scadente medicina del mio bourbon. Semplicemente, ti avrei baciato lo stomaco.

In Nikola Tesla

Tutto ciò che avevo imparato a ingegneria avrebbe avuto un'applicazione più grande della produzione della carta. La verità della scienza si sarebbe rivelata qualcosa di molto più vicino ai desideri umani di quanto chiunque avesse immaginato. Il mondo avrebbe pulsato e crepitato di uno strano plasma che io avrei scolpito e domato con le bobine. Avrei potuto piegare il tempo, far tornare i morti, elettrificare il mondo. Avrei potuto rallentare e accelerare il tempo a nostro piacimento. Avrei potuto aprire il tempo per poter essere con ciascuna delle nostre due figlie quando ciascuna di loro ne avesse avuto bisogno. Non vi sarebbe stata fine al potenziale di una mente razionale che sogna.

In Cary Grant

Il drink sempre in mano sarebbe stato soltanto una parte del mio fascino, non l'oggetto delle tue montanti preoccupazioni. Le mie orecchie, che sporgono ad angolazioni inquietanti, avrebbero riaderito al mio cranio. I capelli avrebbero ricolonizzato la metà anteriore della mia testa. Tu avresti riso facilmente delle mie battute, e la gente sarebbe rimasta affascinata come qualche drink mi ha sempre concesso di immaginare che lo fosse. L'ultimo fotogramma con il nostro bacio ci avrebbe legati in eterno mentre ci dissolvevamo in un nero sensuale. Le luci della sala si sarebbero riaccese, il pubblico sarebbe tornato a casa prima che avessi avuto il tempo di tradire la nostra storia con altri baci, altre donne.

In Emma Goldman

Non avremmo perseguito falsi obiettivi. Avremmo dato fuoco al commercio e all'industria che formulano sempre le loro pretese impossibili. Avremmo sorriso nella nostra anarchia e ci saremmo costruiti nuove città, provenienti da noi e da noi comprese. Ci saremmo liberati delle aspettative degli altri, di mia madre, che riuscissimo in modi ristretti e arbitrari. Li avremmo mandati tutti affanculo, danzando.

In Henrik Ibsen

I nostri mondi avrebbero distillato le nostre esperienze fino alla più alta concentrazione di verità. Avremmo sconfessato l'artificio e la sottigliezza. Io ti avrei detto che stavo impazzendo per il modo in cui andavano le cose, ma che avevo cominciato ad avvertire che la follia era l'unica reazione sensata. Invece di aggirarmi di soppiatto e immusinito fino ad aver bevuto abbastanza bourbon da avere il coraggio di andarmene di casa ogni sera, avrei potuto dirti la verità: che dovevo andarmene da solo per poter stabilire chi era folle, il mondo o io.

In Anne Sexton

Avremmo riconosciuto la sera che i miei dottori chiamano il mio "grave episodio psicotico" per quello che era. Emancipazione. La follia non va corteggiata, ma avremmo saputo che a volte è necessario. La poesia, dopotutto, è prometeica. La follia è il fuoco che la poesia riporta a terra.

In Arthur Rimbaud

Avremmo saputo che la follia è in realtà una visione di tutte le cose da punti di vista rari, il modo in cui è solitamente vista la verità. Quando ti avessi detto che il tuo bacio mi si gonfiava nella guancia con mille ottave, o che insieme eravamo due sospiri purpurei dispersi su vasti oceani, o che tutte le parole dovrebbero essere pronunciate in forma esclamativa, che siamo eternamente assordati da quella cacofonia che è il fracasso della verità che battaglia per nascere, tu avresti saputo che non vi era modo più vero, più semplice o più sensato per dirlo. Ora siedo in una triste stanza beige, aspettando di consultare i dottori riguardo i miei progressi e la mia prognosi. Anche loro, come te, sono delusi dall'ostinazione delle mie visioni.

In Francis Scott Fitzgerald

Siamo tutte barche controcorrente, ricondotte incessantemente al passato, ma invece di starmene seduto in una stanza buia con una sigaretta e un bourbon a cercare di proiettare nel vuoto il ricordo di noi (con l'unico risultato che quando tu accendevi una lampada facevi svanire la scena in quello in cui è svanita), avrei speso enormi fortune, mi sarei dedicato anima e corpo a cercare quello che avevamo avuto un tempo. E la lingua avrebbe compiuto il miracolo che quasi mai compie: avrebbe accomunato le nostre passioni.

In Frank Capra

Tutto il tempo che abbiamo perso per questo luogo, per la mia condizione, ci sarebbe stato restituito. Sarei stato condotto in una folle visita di un altro mondo, un mondo di città distorte dal caos di egocentrismo e ambizione, affinché capissi la sensibilità e la fraternità insite nella civiltà. L'America, e tutti noi – tu, le ragazze, perfino mia madre – sarebbero stati sufficientemente generosi di spirito da aiutarmi a tornare al luogo che chiamiamo sanità mentale. La nostra riunione sarebbe stata gloriosa, in un'inquadratura ricolma di gesti e suoni eccitati e celebrativi. Finalmente sarei diventato l'uomo di cui tu e le ragazze avete sempre avuto bisogno. Gli angeli, e non la chimica cerebrale, mi avrebbero condotto in questo manicomio perche ne potessi tornare più riconoscente. Poi avrebbero fatto spuntare le ali e sarebbero volati via.

Se ci fossimo innamorati dentro di me

Stai già ridendo, Millie. Ti sento. Perdonami la vanità di essermi inserito in questa schiera. E' il mio egoismo che fa sì che coloro che mi disprezzano mi disprezzino, ma penso che tu ne sia sempre stata attratta, per lo stesso motivo per cui io sono sempre stato attratto dagli artisti e dai pensatori. Se io, come loro, insisto sul mio essere con tanto fervore e tanta premura, forse potrei fortificare anch'io un luogo per noi che trattenga senso e ragione. A volte, scrivendoti queste cose, viaggiando fra i rifugi altrui, ho preso a immaginare il mio. Nasce soltanto a sussulti ed è confinato dalla distrazione, ma vorrei tanto averlo tenuto aperto abbastanza da farti entrare quando ci siamo conosciuti. Lì le mie visioni sarebbero appartenute a me, non all'insensatezza della scienza che assedia sempre le nostre fortificazioni. Dentro di me, la scienza si sarebbe costantemente reinventata per consentirci sempre di allinearci. Alla fine saremmo riusciti a civilizzare il caos ineffabile ai margini del linguaggio. Quando avessimo cercato di parlare del nostro amore, ci saremmo riusciti. L'arte sarebbe stata inutile. Non vi sarebbe stata differenza fra le parole e ciò che descrivono.

So cosa direbbero i miei dottori, e così non glielo dico. Ma a te lo dirò. C'è un suono in questa stanza, e io so che è vuota. A volte le voci sono violente, a volte amorevoli, a volte tue, a volte mie, a volte non sono nemmeno una lingua e giungono tutte insieme. Parlano con toni urgenti, spesso convincenti, ma nessuna delle loro parole significa molto. Quello che significa qualcosa è che sono qui, con me, costantemente. Forse le mie parole per te sono altrettanto inutili e bisognose delle loro, che litigano costantemente e inutilmente per la mia persona. La verità: le parole solo soltanto loro stesse, nulla può contenere più saggezza delle mie dita premute su di te, eppure loro non mi permettono di tornare da te. Se le vere storie delle nostre persone rimangono, penso che vengano portate silenziosamente avanti a tocchi, gesti, transazioni impenetrabili al linguaggio. E' così che voglio che tu mi pensi: la mia mano a coppa sulla tua mascella, le mie spalle che reggono le ragazze, il mio volto che esprime le scuse che le mie labbra hanno abborracciato. Un raro momento di silenzio, Millie. So quanto spesso ti ho delusa. Sicché dimentica queste righe, bruciale, seppelliscile in una scatola. Fa' quello che hai bisogno di fare, e dì quello che hai bisogno di dire. Ma bacia le ragazze per me.

Traduzione di Stefano Bortolussi
Partecipa alla serata del
.12 giugno






Musica di
.Alessandro Lanzoni


 
 
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